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Calendario poetico 2017

 

Copertina Calendario a ruota libera 2017 

 

Presentazione per il quinto anno consecutivo il calendario poetico realizzato dal Laboratorio di Lettura e Scrittura Creativa nella Casa di reclusione di Milano-Opera vede la partecipazione di cittadini operosi e impegnati in attività sociali oltre che alcuni dei maggiori rappresentanti della società civile impegnati nel percorso di riabilitazione delle persone detenute.

Il Laboratorio di lettura e scrittura creativa è stato fondato oltre venti anni fa da Silvana Ceruti che continua ad animarlo con Alberto Figliolia – a livello di volontariato. Insieme a loro altri fedeli amici-collaboratori e occasionali ospiti offrono alle persone detenute che frequentano il Laboratorio un contributo di amicizia e di cultura. Il fine fondamentale è “fare un pezzo di strada insieme” tra persone “dentro” e persone “fuori”, scoprire sentimenti propri e altrui e linguaggi per esprimerli. Ad oggi sono stati pubblicati dall’amico editore Gerardo Mastrullo varie antologie di poesie, un libro di preghiere, alcune sillogi personali, una quindicina di calendari con poesie e immagini. Da cinque anni le fotografie sono donate da Margherita Lazzati.

 

Laboratorio di Lettura e Scrittura Creativa


 

La poesia dev’essere abitabile, scrisse René Guy Cadou, poeta francese non notissimo, morto a 31 anni nel 1951. Anche la bici, a modo suo, dev’essere abitabile. Scrivo bici e non bicicletta: bici è più familiare, domestico, abitabile appunto. Non lo sono, ai miei occhi di giornalista che da 50 anni segue il ciclismo, le biciclette in titanio, disegnate nella galleria del vento, le ruote lenticolari o a razze, cose che servono ai ciclisti professionisti e a chi vuol sembrare uno di loro. Costano una cifra e hanno selle in grado di rovinare la giornata a una persona normale. Chiarisco: il ciclismo è uno sport rispettabile, doping a parte. Un bello sport, che storicamente ha per vocazione la fame e che, per quanto modernizzato,  riesce ancora a regalare pezzi di umanità, come l’abbraccio spontaneo dei genitori di Chaves a Nibali che aveva appena tolto la maglia rosa al loro figlio. Uno sport che non chiede un centesimo, lo spettacolo è gratis. Forse l’unico settore della vita in cui chi va in fuga non è un vile né un disertore, ma un uomo che insegue i suoi sogni e i sogni dei ciclisti sono questi: arrivare primi in cima a una salita o vincere per distacco. L’obiettivo è la solitudine. Si parte in tanti. C’è qualcosa di poetico in questa sudata, dunque sofferta, ricerca della solitudine. Ma il ciclismo richiede la gara, la competizione, la velocità. Non per caso si chiamano biciclette da corsa. 

Andare in bici è un’altra cosa, che ci può riguardare tutti, non occorre essere campioni. È scegliere la propria velocità, non farsela imporre. È fermarsi quando si è stanchi, o anche solo per guardare un paesaggio o la gente che passa, per godere di un’ombra di platano e bere qualcosa di fresco.
La bici non inquina, non pone problema di parcheggio, il guaio è che te la rubano. È tornato d’attualità, con la nuova povertà,
“Ladri di biciclette”, uno dei film più toccanti del neoralismo. In Italia ogni anno viene rubato un milione di bici, o biciclette. A me piace pensare che siano soprattutto biciclette, che appartengono a gente più ricca, il danno è relativo, ma purtroppo spesso sono bici. La bici è una poesia scritta sulle strade. Quando Alfredo Martini compì 80 anni gli dissi:  “Quali sono le prime due parole che ti vengono in mente se io dico bici?”. E lui rispose in un attimo:  “Libertà e speranza”.  Aveva capito tutto, gli sia lieve la terra. E lieve sia la pedalata di chi esce dal gruppo. “Mentre pedali, hai tutto il tempo di pensare” aveva aggiunto Martini.  Vero, non ci avevo mai fatto caso, prima.
È nel suo mescolare il lavoro, il gioco, lo svago e il tempo di pensare che la bici è abitabile come una poesia di Cadou.

 

Gianni Mura
giornalista sportivo e scrittore italiano

 


 

Poter pedalare lungo strade battute dal sole oppure nell’ombra lungo vie orlate da pioppi cipressini, slanciati come la corsa impressa
(d)ai pedali... Sfrecciare in discesa o arrancare in salita, con quel sudore che sa di dura fatica e, nel contempo, profuma di un’antica inestinguibile sensazione o, meglio, sentimento: la libertà...

Poche cose donano il segno e il sogno della libertà come andare/correre in bicicletta, in una sorta di lieta gara con le nuvole o contro il vento. Da soli o insieme, ad andatura lenta o sostenuta, nello scorrere dei paesaggi intorno, fuori, e di quelli interiori. Perché le due ruote a pedali sono un viaggio lungo le brevi rotte metropolitane, fra le distanze delle campagne, itinerari di polvere e luce, baluginii di fanali nella nebbia, e percorsi nelle geografie interiori: coi propri pensieri calmi, fruscianti; l’aria che frusta dolcemente il volto; l’armonia dei movimenti; la pacifica simbiosi fra mezzo meccanico e uomo e, con questa, l’intrinseco rispetto verso l’ambiente e la Natura.

Democratica ed ecologica è la bicicletta, poetica (non pochi celebri autori o elzeviristi le han dedicato splendidi lavori di penna), serena ispirazione d’idee. A ruota libera è l’emblematico titolo del Calendario poetico-fotografico 2017 del Laboratorio di scrittura creativa della Casa di reclusione di Milano-Opera. A ruota libera corrono i ricordi: ecco un triciclo, la risata di un bambino, il suono allegro del campanello, la sua  prima ingenua fuga, la sua prima libertà! Corrono i desideri a ruota libera: sulla canna il figlioletto, l’amico, la ragazza, il vento sfiora i capelli: ed è sapore di libertà. A ruota libera esprimi pensieri,  emozioni e desideri se li ascoltano orecchie amiche e cuori attenti: così nascono le poesie di questo Calendario, sollecitate dalle belle fotografie di Margherita Lazzati, scritte in momenti di Laboratorio o nella solitudine della cella, ma sempre lette, condivise, offerte ai compagni. Ogni poesia in esso contenuta è un frammento di vita, una fantasia felice, recupero di normalità rispetto alla dura condizione psicofisica ed esistenziale cui la prigione costringe – non ci sono biciclette in un carcere, così come sovente non vi sono spazi sufficienti per esercitare la giusta dose di attività fisica – un sogno che si rimaterializza, l’universo dei ricordi rimesso in moto nonostante la tremenda, talora incomprensibile, stasi che quasi sempre la privazione della libertà comporta e rappresenta.

La bicicletta, soprattutto nella sua appendice sportiva, ossia il ciclismo, ha un respiro epico, come ben dimostra la poesia di Vittorio Mantovani che chiude il Calendario, ma qui balza evidente agli occhi l’aspetto domestico, affettivo; immaginario collettivo e personalizzazione (financo familiare) convivono bellamente.

Vien da dire leggendo questo breve (ma potente) e meraviglioso fiume di versi che la bicicletta richiama nella sua essenza (con l’essere umano in sella) i concetti di estetica ed etica. E sempre, in primis, la tanto cara e agognata libertà, uno dei beni supremi. 

 

Alberto Figliolia e Silvana Ceruti

 


 

 


Laboratorio di Lettura e Scrittura Creativa
a cura di Silvana Ceruti e Alberto Figliolia - Casa di Reclusione di Milano-Opera
16 fotografie di Margherita Lazzati

 

 

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